SCHERZI di Anton Cechov (Gaspare e Zuzzurro)

Questo spettacolo è formato da quattro atti unici, “L’orso”, “Tragico controvoglia”, “Il tabacco fa male” e “La domanda di matrimonio” che lo stesso Cechov definì “scherzi”. Per la verità “Il tabacco fa male” non fa parte degli “scherzi” in quanto definito scena-monologo, e forse era tra i quattro quello a cui l’autore teneva di più, scritto nel 1886 e riscritto in modo definitivo nel 1903 dopo parecchie stesure.Perchè mettere in scena gli atti unici di Anton Cechov?Credo che l’unica risposta possibile sia: perché sono semplicemente bellissimi.Anche in questo caso è la prima volta che mi trovo a dover scrivere delle note di regia, in quanto sono alla mia prima regia. E sinceramente me ne vergogno anche un po’, in quanto ho sempre sostenuto che ognuno deve fare un solo mestiere e cercare di farlo al meglio. Dopo ventisei anni di lavoro in teatro ci sono cascato, ho ceduto alla tentazione. Ma per me era necessario, ne sentivo un bisogno assoluto, per cercare di dare energia anche al mio lavoro di produttore, per non addormentarmi, per non fare diventare questo lavoro meraviglioso un lavoro di routine.A onor del vero ho spesso pensato che il lavoro del regista è probabilmente il più affascinante, il più creativo, il più faticoso ma anche il più divertente, e non posso nascondere di aver sognato almeno una volta di fare una regia teatrale. Ma ho sempre respinto questa mia voglia pensando che non sarei stato mai bravo come i registi che ho potuto vedere lavorare sin da bambino. Ho avuto la fortuna di poter vedere all’opera Giorgio Strehler, Peter Stein, Luca Ronconi, Otomar Krejca, Luigi Squarzina, Orazio Costa Giovangigli, Elio Petri, Nikita Michalkov, Benno Besson, Marco Sciaccaluga, Egisto Marcucci e... poi mi sono detto che forse qualcosa potevo “rubare” da questi maestri e mi sono deciso. Due anni fa, ho avuto la fortuna e il privilegio di poter frequentare da vicino un mostro sacro della regia: Peter Stein. Purtroppo per un “colpo di sfortuna” la nostra liason si è interrotta dopo solo cinque giorni di prove. Stavo per produrre uno spettacolo con la sua regia, e durante le prove molte volte mi accorgevo che stavo pensando a delle indicazioni che qualche secondo dopo lui dava agli attori. E allora pensando a quei cinque giorni di prove strepitose di Stein mi sono violentato e ho deciso di provarci.Devo innanzitutto ringraziare Andrea Brambilla e Nino Formicola che mi hanno dato fiducia e poi Eleonora d’Urso la co-protagonista di questi “Scherzi”; non è facile per degli attori affermati e amati dal pubblico fidarsi di un regista debuttante e per di più ultra quarantenne. E poi ringraziare di cuore Arturo Annecchino che con questo spettacolo rischia seriamente di rovinare per sempre la sua carriera, essendo da anni il compositore preferito di Peter Stein, di Deborah Warner, di Massimo Castri e di tanti altri. Passare da Stein a me… che fine ingloriosa!Ho affrontato questa mia prima regia con molta umiltà. Non ho mai pensato di dover inventare per forza qualcosa o di stravolgere la meravigliosa prosa di Cechov. Ho solo cercato di “rubare” quanto ho visto ed amato in tutti questi anni di teatro. Ho letto molto attentamente le note di regia di Vsevolod Mejerchol’d che mise in scena due dei quattro atti unici nel 1934 sotto il titolo di “33 svenimenti”. Ho cercato di prendere ispirazione da lui. Come lui ho usato la musica dal vivo e credo di averne fatto un uso diverso. Ne “L’orso” la musica è un po’ la voce del marito defunto della Popova, in “Tragico controvoglia” ho cercato di costruire una vera e propria partitura per pianoforte e il fiume di parole di Tolkacov e ne è venuto fuori un vero e proprio concerto, ne “Il tabacco fa male” la musica viene usata solo per creare un’atmosfera, entra nel momento in cui “finalmente” Njuchin crolla e davanti ai suoi spettatori confessa la sua grande infelicità di vivere, e poi ne “La domanda di matrimonio” la musica, come fece Mejerchol’d, sottolinea i tanti svenimenti inventati da Cechov. E poi ho cercato di usare le grandi doti comiche e drammatiche di Andrea Brambilla, Nino Formicola e Eleonora D’Urso e metterle a servizio di Cechov. Massimo Chiesa
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Lo spettacolo si compone di quattro "scherzi": L'orso, La domanda di matrimonio, I danni del tabacco e Tragico controvoglia.
L'orso
Una bella vedova risiede chiusa in casa da sette mesi a elaborare il lutto per la morte del marito. Le fa visita un giovane creditore che ormai smagato e disincantato ritiene di aver chiuso definitivamente col mondo femminile verso cui ha elaborato una personale (ma diffusissima ) teoria misogina, e s'impone di concentrarsi solamente sui rapporti di forza esigendo perentoriamente il proprio credito.
In una serie di dialoghi leggeri e vaporosi da vaudeville, ma anche di fronte all'inattesa accettazione da parte di lei di una sfida a duello, che ne rivela grinta e animosità, il creditore senza scrupoli cade follemente innamorato della bella vedova.
La domanda di matrimonio
Ivàn Vassilievic si reca in casa di Stefan Stefanevic a richiedere la mano della figlia Natasha Stefanovna. Uomo debole e nervoso Ivàn non ha il coraggio di dichiararsi prontamente e nell'enumerare i propri beni al sole cita imprudentemente anche il Prato del bove.
Apriti cielo!, sul prato Natasha ha le idee chiare: appartiene alla sua famiglia. Per niente al mondo, ribatte Ivàn, uomo indeciso a tutto, ma disposto a scavare trincee di fronte alle "questioni di principio", che da sempre in questo mondo coincidono col denaro. Ma di "principio" in "principio" i due litigano ferocemente fino all'espulsione del giovane pretendente.
Entra il padre e informa la figlia che la persona appena buttata fuori gli aveva chiesto poc'anzi la di lei mano. Contrordine, si richiama il giovane spasimante, che preso coraggio si dichiara; ma nel corso della successiva conversazione l'accento cade sui rispettivi cani sui cui meriti i due hanno idee totalmente divergenti. Ma questa volta tanto più futile è l'argomento che li vede contrapposti tanto più insanabile esplode il diverbio che li porterà alla definitiva separazione.
I danni del tabacco
E' un grande esempio di teatro comico, spinto al grottesco. Si ride di una tragedia. La tragedia di un uomo finito, perduto, schiacciato dalla vita, e ossessionato dalla moglie, che lo costringe a vivere senza libertà. La schiavitù di un essere solo e inutile, che piange e ride di disperazione. Un naufrago della vita, una vita mai vissuta e soffocata, privata dei sentimenti più profondi che qualsiasi uomo ha bisogno vivere.
Il suo bisogno disperato di libertà, da sempre soffocato dalle necessità quotidiane, esplode in una tragicomica confessione in cui egli mette a nudo le sue miserie davanti ad un pubblico che, impietosamente quanto inevitabilmente, riderà di lui.Il "fantoccio" del suo essere si muove sotto una luce che lo accompagna nel buio della sua vita, senza conforto esistenziale e l'ironia veste il personaggio molto più del suo ridicolo frac.
Tragico controvoglia
Narra di un povero impiegato che, oberato di commissioni da amici e parenti, fa la spola continuamente tra la propria città ed il luogo di villeggiatura.

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