IL PIACERE DELL'ONESTA' di Luigi Piandello (con Leo Gullotta)

Leo Gullotta ne "Il piacere dell'onestà"
Si tratta di un nuovo appuntamento dell'attore siciliano con il drammaturgo, dopo il trionfo de “L'uomo, la bestia e la virtù”, che negli ultimi anni è stato uno degli spettacoli di maggior successo il tutta Italia (oltre novantacinquemila spettatori). La rappresentazione apre una intensa stagione di nuove produzioni e coproduzioni che si alterneranno all'Eliseo e al Piccolo Eliseo fino a maggio. Andato in scena per la prima volta nel 1917, agli inizi della attività teatrale di Pirandello, “Il piacere dell'onestà" è stato il cavallo di battaglia prima di Ruggero Ruggeri, poi di Alberto Lionello. "E’ una delle commedie pirandelliane più fortunate, un misto di paradosso comico e di satira morale, che - spiega il regista dello spettacolo Fabio Grossi - ben si attaglia alla personalità artistica di Leo Gullotta, un attore assai più completo e duttile di quanto possano pensare i suoi spettatori del Bagaglino". Ispirato alla novella Tirocinio, il testo racconta la storia di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per “il piacere dell’onestà” di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il “rispettabile” marchese Fabio Colli. Onesta, parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello ha scritto la sua opera, parola di lacerante attualità in questa nostra travagliata epoca priva di valori ed etica. Nella visione pirandelliana il nostro protagonista, nell’indossare il costume dell’Onesto, adotta il colore del diverso, in una fauna di anime mostruose, finendo cosi per mettere spietatamente a nudo la disonestà di tutti gli altri. Una pseudo legittima unione, quella che Pirandello usa per dimostrare come l’essere e l’apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto unicamente delle convenzioni e del conformismo della società.
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Intervista a Leo Gullotta (da www.cinespettacolo.it) : “Più che teatri, ormai i palcoscenici sembrano set televisivi” confessava due anni fa con un pizzico di amarezza mista a realismo Leo Gullotta in occasione del debutto, sempre sul palcoscenico del teatro in via Nazionale, di L’uomo, la bestia, la virtù di Luigi Pirandello. Da allora il panorama del mondo teatrale italiano non è migliorato, anzi. “Non mi permetto di criticare nessuno, al di là delle loro scelte tutti i colleghi e le colleghe meritano rispetto e stima professionale. E’ solo questo che conta per me. Ma è un fatto che le mie scelte, nel tempo, abbiano comportato una censura nel mondo televisivo. Il teatro? E’ sempre stato un buon rifugio, sia per la mente che per il cuore perché mentre la televisione si subisce, visto che entra a forza nelle case delle persone, il teatro è una scelta di libertà e di condivisione. Nella vita sono stato fortunato - prosegue l’attore catanese - a scegliere il mestiere d’attore perché faccio ancora il mio lavoro con passione. Certo le ‘torte’ non mi saranno venute tutte bene, sta al pubblico giudicare. Io ho sempre lavorato per ottenere buoni risultati”.
E’ un fiume in piena Leo Gullotta, un attore speciale per sensibilità e talento, che seguendo ostinatamente e con coerenza il segno del suo ‘essere attore’ nel profondo, con la convinzione (suffragata dai numeri) di essere ascoltato dal grande pubblico, punta nuovamente lo sguardo su Pirandello. Che l’artista siciliano definisce “un ‘classico contemporaneo’ per la sua capacità di indovinare la società futura”. Ancora una volta, insomma, toccherà ad una commedia del Premio Nobel per la letteratura aprire la stagione 2008-09 del Teatro Eliseo. Una stagione, lascia intendere il direttore Massimo Monaci “che parte con qualche preoccupazione per il taglio annunciato del Fus del 20-25%, che significa mettere in ginocchio gran parte del mondo della cultura che opera nel privato. Ma noi siamo ottimisti visti il numero di abbonati, giunto già a quota 6.300. I tagli al fondo per lo spettacolo sono un segnale di grande tristezza perché vuol dire che in Italia la parola cultura fa rima con costi, e non con formazione”.
"Se davvero il governo opererà questi tagli, per il mondo dello spettacolo sarà una crisi peggiore di quella dell’Alitalia - rincara la dose Gullotta - perché noi non avremo neanche la cassa integrazione. Signori il momento è critico, ma voglio ricordare ai governanti che la cultura è l’investimento di un Paese. Tornando allo spettacolo, sono felice di questa seconda esperienza con l’Eliseo e con un regista come Fabio Grossi. Tutto il cast e l’equipe tecnica, poi, sono di notevole qualità artistica, lo dico con sincerità ed onestà specchiata perché mi sembra doveroso ricordare chi lavora dietro le quinte, partecipando al successo di uno spettacolo così articolato”.
Ancora un apologo contro il perbenismo e la rispettabilità borghese. Una dialettica che sta alla base del teatro pirandelliano e che si ritrova anche ne Il piacere dell’onestà, commedia del 1917 - tratta dalla novella Tirocinio - che punta l’indice contro l’ipocrisia, sulla differenza tra essere e apparire, tra la maschera che mettiamo in società e la nostra velata autenticità. Il testo affronta uno dei temi cari al Premio Nobel per la letteratura ossia la dirittura morale contrapposta alle apparenze simboleggiata dalla casa borghese dei protagonisti: un luogo bello e pulito all’esterno, dove dentro però succede l’inferno. Un lavoro che il regista Grossi ha affrontato di petto, senza riletture, lavorando con la compagnia in perfetta simbiosi ed esigendo il massimo da tutti fin dal primo giorno. “Ho disatteso questo Pirandello solo nella scansione degli atti, spiega Grossi. Lui ci racconta la vicenda in tre tempi, noi lo facciamo in due con un intermezzo. Immagino di narrare la storia in un ambiente simbolico grazie ad una poesia del 1915 di Palazzeschi La casina di cristallo scritta più o meno lo stesso periodo in cui Pirandello scrisse Tirocinio”.
Dal 14 ottobre in prima nazionale, con le scene di Luigi Perego, le musiche create ad hoc dal maestro Germano Mazzocchetti e le luci di Valerio Tiberi, Leo Gullotta vestirà i panni di Angelo Baldovino, ex giocatore spiantato e fallito che viene scelto come ‘testa di legno’ dal marchese Fabio Colli (Martino Duane) per fargli sposare la di lui giovane amante incinta, Agata Renni (Marta Richeldi). Sposare per finta questa donna, salvando nel contempo la sua ritrovata onestà, è la missione che Baldovino porta avanti in una società di egoisti e mascalzoni. Tra i protagonisti anche Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Antonio Fermi, Federico Mancini e Vincenzo Versari. “Il mio personaggio è un uomo che attraversa la disonestà - chiarisce Gullotta - ma sceglie di essere integro a causa dei suoi valori. La commedia è un inquietante viaggio nei sentimenti e nella borghesia oscena. Per me è una prova assai ardua, perché ricordo le edizioni eccezionali con Alberto Lionello, Salvo Randone: il mio Baldovino è un uomo che racconta la sua profonda solitudine di essere umano. Spero che questa onestà venga percepita come autenticità di sforzo perché l’onestà è una grande favola che non dobbiamo avere paura a raccontare”.
Che rapporto ha Leo Gullotta con l’onestà? “Come persona posso dire che l’onestà mi appartiene, nel profondo. Mi piace essere una persona aperta, pulita, disponibile all’incontro e allo scontro civile, ma sempre con onestà specchiata”.
Cosa l’ha spinta a scegliere ancora Pirandello? “Il fatto che l’offerta pirandelliana è sempre gradita dalla platea; parliamo di un autore inafferrabile, volutamente provocatorio ed attuale. Il testo, poi, è perfetto per il momento storico, sembra scritto stamattina e fa’ di questo grandissimo autore un classico contemporaneo. La commedia, poi, affronta il tema della società malata, oggi trasformata in verminaio e Pirandello l’aveva previsto già allora. Per questo credo che le pagine del testo siano utili, anzi indispensabili: incuriosiranno il pubblico, lo indurranno a riflettere. La ‘gente’ ce la vogliono raccontare in un altro modo, specie i media: un pubblico piatto, pigro, vuoto. Invece io sento che c’è voglia di incontri, esiste un movimento. Certo, ci sono il rinascente razzismo, la crisi delle borse e un imbarbarimento culturale diffuso, ma l’abbrutimento è una scelta voluta e con questa commedia voglio fare il mio dovere di cittadino, recuperando valori”.

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