RE LEAR con Eros Pagni


RE LEAR
14 Ottobre 2008 / 2 Novembre 2008 - Teatro della Corte William Shakespeare
Versione italiana Edoardo Sanguineti (leggi intervista del Secolo XIX)
Regia Marco Sciaccaluga
Scene e costumi Valeria Manari
Musiche Andrea Nicolini
Luci Sandro Sussi
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PERSONAGGI E INTERPRETI:
Re Lear, re di Britannia Eros Pagni (nella foto)
Goneril, primogenita di Lear Orietta Notari
Regan, secondogenita di Lear Alice Arcuri
Cordelia, ultimogenita di Lear Fiorenza Pieri
Fool di Lear Vito Saccinto
Re di Francia Pier Luigi Pasino
Duca di Albany, marito di Goneril Maurizio Lastrico
Duca di Cornovaglia, marito di Regan Aldo Ottobrino
Duca di Borgogna Fabrizio Careddu
Conte di Kent Massimo Mesciulam
Conte di Gloucester Federico Vanni
Edgar, figlio di Gloucester Gianluca Gobbi
Edmund, figlio bastardo di Gloucester Nicola Pannelli
Oswald, maggiordomo di Goneril Enzo Paci
Cavalieri, soldati, servi, gente del seguito Massimo Cagnina Fabrizio Careddu Michele Di Siena Pier Luigi Pasino Marco Pieralisi
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Il vecchio Re Lear decide di dividere il proprio regno tra le tre figlie, in proporzione dell’amore che sapranno dimostrargli. Due delle figlie, Goneril e Regan (rispettivamente sposate con il duca di Albany e con il duca di Cornovaglia), gli offrono subito altisonanti dichiarazioni d’affetto, mentre la terza, Cordelia, si limita a dichiaragli, laconicamente, un amore «in armonia con il mio vincolo: né più, né meno». Irritato dalla risposta, Lear la ripudia e divide tutto il suo regno tra le figlie maggiori, le quali s’impegnano a dargli ospitalità, un mese ciascuna, in compagnia della sua scorta di cento cavalieri. Mentre Cordelia, sposatasi con il Re di Francia, abbandona la Britannia, Lear ha modo ben presto di constatare l’ingratitudine di Goneril e di Regan. Colpito nel suo orgoglio di re e di padre, sempre più solo in compagnia del proprio Fool, Lear perde progressivamente la ragione. E, nel frattempo, la sua storia s’intreccia con quella del devoto Gloucester, anche lui protagonista di un dramma famigliare, che lo porta alla disperazione e alla distruzione fisica a causa delle manovre del figlio bastardo, Edmund, il quale riesce a convincerlo a mettere al bando l’innocente primogenito Edgar. Votate entrambe a un tragico precipizio, le due vicende umane di Lear e di Gloucester si snodano intrecciandosi e rispecchiandosi in una società stravolta dalle lotte intestine e dalle più violente passioni individuali.
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La stagione 2008/2009 dello Stabile si apre con uno dei testi più celebri del grande teatro di William Shakespeare (1564-1616): Re Lear, tradotto da Edoardo Sanguineti per l’interpretazione di Eros Pagni. «Nel nostro vasto repertorio mancava, fra gli otto Shakespeare messi in scena, un titolo fondamentale quale Re Lear», dice Carlo Repetti, direttore del teatro genovese; «ma ora, grazie a Eros Pagni e alla nuova compagnia stabile fatta di giovani attori tutti formatisi da noi, questo traguardo è diventato possibile». Scritto nei primi anni del Seicento e pubblicato una prima volta nel 1608 con il titolo La vera cronistoria della vita e della morte di re Lear e delle sue tre figlie e una seconda nel 1623 come La tragedia di re Lear, il capolavoro scespiriano racconta una storia basata sulla leggenda di Leir, un re della Britannia vissuto prima che questa diventasse parte dell’Impero romano: una storia che affonda le proprie radici nel mito, dunque; e che era già stata narrata in cronache, poemi e anche testi teatrali.
Lo spettacolo porta in primo piano la dimensione arcaica di una vicenda abitata da grandi personaggi teatrali, nei quali i toni si mescolano continuamente, aprendosi anche – come sempre accade in Shakespeare – a inaspettate dimensioni comiche. Una storia, quella di Re Lear, che la regia di Marco Sciaccaluga ha scelto di ambientare in un mondo barbarico, attraversato dalle grandi passioni primordiali che stanno alla radice dell’umanità di tutti i tempi. Il tutto fondato su un vitale e raffinato uso del linguaggio, che trova nella nuova versione italiana di Edoardo Sanguineti (in versi e in prosa, come l’originale) un prezioso fondamento drammaturgico.
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